Grotto: dove ogni incontro è possibile

di Gherardo Zei

Si tratta di uno dei fondali più interessanti esistenti, dove poter insidiare saraghi, corvine e cernie dentro i mille buchetti che lo caratterizzano ma anche dentici e ricciole in acqua libera. Non tutti, però, sanno esattamente di cosa si tratta e come si è formato. Qualche “trucchetto” per fare carniere

Il fondale in pillole

Le prede: considerata la ricchezza alimentare disponibile, nel grotto vivono quasi tutte le specie stanziali: corvine, saraghi, mostelle, tordi, cernie, scorfani, gronghi, murene, polpi, seppie e anche crostacei come astici e aragoste. Mentre sopra le distese di grotto si concentrano pallonate di mangianza di piccola taglia e grandi pesci razzolatori, come salpe o cefali. Di seguito arrivano le orate a nutrirsi dell’abbondanza di frutti di mare presenti e, infine, i predatori come ricciole, lecce, spigole, dentici, barracuda e serra

Le condizioni del mare: per la ricerca in tana serve acqua calma e limpida. Mentre con il mosso bisogna necessariamente pescare all’aspetto

La stagione migliore: nel grotto ci si immerge in tutte le stagioni, anche se in modo diverso. D’inverno sono poche le giornate con acqua calma e limpida e si privilegia l’agguato e l’aspetto nel bassofondo. Mentre d’estate si possono esplorare le cigliate più fonde

Le tecniche: nel Lazio sono famosi (come accennavo prima) i grandi tanaioli che con un fucile corto e la fiocina fanno la “Singer” (cioè salgono e scendono con la frequenza e la rapidità di una macchina da cucire) alla ricerca dei saragoni scovati buchetto dopo buchetto. Si tratta di prede impossibili da vedere dall’alto e quindi la faccia del pescatore deve restare costantemente incollata alle rocce. Anche l’aspetto è praticato, specialmente con l’acqua torbida durante le alzate e le scadute. Mentre l’agguato è veramente difficile da mettere in pratica perché il grotto, in generale, non ha sbalzi e varietà di massi e nascondigli tali da poter occultare a sufficienza il sub che avanza verso la preda

L’attrezzatura ideale: E’ diversa da quella necessaria sugli altri tipi di fondale. Dipende dalla giornata e dal tipo di tecnica che si vuole praticare. Chiaro che, essendo la visibilità mediamente inferiore, avremo fucili più corti. Trattandosi poi di una pesca raramente profonda si useranno soprattutto mute mimetiche. Ma, parlando di equipaggiamento, sappiamo che ognuno ha le proprie idee…

Altezza delle formazioni: i panettoni, le spianate e i cigli si possono alzare dal terreno di pochi centimetri come di qualche metro. Nel Lazio, ad esempio, abbiamo panettoni fino a circa quattro metri. Ma in giro per l’Italia se ne incontrano fino a otto, dieci metri di altezza. I più alti che ho incontrato sono quelli in Abruzzo: a occhio circa sei metri

Profondità: leggendo i libri di biologia marina vediamo che il grotto può trovarsi fino a oltre cento metri. Ma di solito c’è anche scritto che comincia non prima dei venti metri circa. Noi invece sappiamo bene che spesso si trova addirittura sul bagnasciuga

Le zone più famose : forse il Lazio e la Puglia sono le regioni caratterizzate da grandi estensioni di grotto. Anche la Campania ha zone interessanti e ci aggiungerei pure l’Abruzzo, dove conosco posti con formazioni imponenti. Da non dimenticare i fondali del trapanese, in Sicilia.

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